Presentazione


Presentazione

Questo spazio è dedicato agli appunti, alle briciole di recensione irrazionali, che colgo, da lettore appassionato e spesso rapsodico, nei miei viaggi verso la lentezza e la riflessione. Briciole di recensione irrazionali dunque.

Briciole perché sono brevi, a-sistemiche, frammentarie, come un certo spirito moderno pretende. Non sono delle vere recensioni. Queste hanno uno schema e una forma ben precisa, mentre i miei sono più che altro appunti colti sul momento, associazioni d’idee, giudizi dettati dalle impressioni di un istante, da una predisposizione d'animo subitaneo, da un fischio di treno... E perciò li definisco irrazionali. Perché sfuggono da un qualsiasi schema predefinito, perché sono intermittenti, perché nella scelta di un libro, per via di una congenita voracità, spesso non seguo linee e percorsi definiti dalle letture precedenti, ma mi lascio trasportare dagli ammiccamenti o dalle smorfie di sfida che un libro sulla mensola della libreria mi lancia.

È un modo insomma di coltivare, di giocare, di prendere vanamente in giro la memoria, per conservare, catalogare e archiviare frammenti di ricordi e suggestioni che un giorno, magari, potranno farmi sorridere e, perché no, commuovere.

4 lug 2013

Moby Dick - Herman Melville (Romanzo - 1851)

"Come l'intramontabile stella polare che per tutta la notte artica di sei mesi continua a scintillare penetrante, ferma e sovrana, così ora la risolutezza di Achab scintillava perennemente sull'oscurità costante dei foschi componenti della ciurma, e tiranneggiava su di essi a tal punto che tutti i loro presagi, dubbi, presentimenti e timori si nascondevano volentieri sotto la loro anima per non farne spuntare un solo germoglio, o una foglia".

È un classico e tutti, anche chi non l'ha letto, ne conoscono la trama. Il soggetto centrale del romanzo è lo scontro tra Achab, alla guida della baleniera Pequod, e Moby Dick, una balena bianca colpevole della mutilazione di una gamba del capitano. Deciso a uccidere Moby Dick, Achab si dirige per i mari del mondo con il suo equipaggio alla ricerca disperata del nemico, fino a quando perderà la vita. 
Ci troviamo di fronte a un romanzo, dove molte pagine sono autobiografiche, che ribolle di simboli, in cui Bene, Male, Ignoto, Follia, si incontrano e si scontrano dileguandosi nel mistero della Morte. Achab, infestato fuor di misura di religione e superstizione, ostinato e solo, è l'uomo che deve vendicarsi del suo destino e Moby Dick è il suo destino, la sua morte, il suo senso della vita. Mentre si respira un acre olezzo di moralità cristiana (il romanzo è farcito da sterminate citazioni bibliche), Achab non si cura della scienza, della tecnologia per dare senso alla vita, tutt'al più attraverso esse si imbatte e combatte per scoprire la morte, il soprannaturale, la follia dell'uomo inetto, incapace di accettare la vita perennemente gravida della morte.

Romanzo che si dovrebbe leggere da adolescenti, le avventure del capitano Achab hanno di certo presa a quell'età. Io ho perso quell'occasione... Da adulti, da scafati è possibile apprezzarne la profondità, ma anche tutti i limiti. È, infatti, un romanzo verboso, colmo di capitoli descrittivi, dove è raccontata ogni minuzia. Sembra di leggere un lungo trattato sulla balena, sulle sue abitudini, sui suoi utilizzi, su come si pesca, su ogni circostanza relativa a essa, sul mare, sulle baleniere, sui marinai. Il vero racconto è solo alla fine; per leggerlo occorre tempo e pazienza.

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