Presentazione


Presentazione

Questo spazio è dedicato agli appunti, alle briciole di recensione irrazionali, che colgo, da lettore appassionato e spesso rapsodico, nei miei viaggi verso la lentezza e la riflessione. Briciole di recensione irrazionali dunque.

Briciole perché sono brevi, a-sistemiche, frammentarie, come un certo spirito moderno pretende. Non sono delle vere recensioni. Queste hanno uno schema e una forma ben precisa, mentre i miei sono più che altro appunti colti sul momento, associazioni d’idee, giudizi dettati dalle impressioni di un istante, da una predisposizione d'animo subitaneo, da un fischio di treno... E perciò li definisco irrazionali. Perché sfuggono da un qualsiasi schema predefinito, perché sono intermittenti, perché nella scelta di un libro, per via di una congenita voracità, spesso non seguo linee e percorsi definiti dalle letture precedenti, ma mi lascio trasportare dagli ammiccamenti o dalle smorfie di sfida che un libro sulla mensola della libreria mi lancia.

È un modo insomma di coltivare, di giocare, di prendere vanamente in giro la memoria, per conservare, catalogare e archiviare frammenti di ricordi e suggestioni che un giorno, magari, potranno farmi sorridere e, perché no, commuovere.

02 giu 2017

Pensieri - Blaise Pascal (Pensieri - 1662)

"Quando mi son messo qualche volta a considerare il vario agitarsi degli uomini e i pericoli e le pene a cui si espongono, nella Corte, in guerra, donde nascono tante liti, passioni, imprese audaci e spesso malvagie, eccetera, ho scoperto che tutta l'infelicità degli uomini deriva da una sola causa, dal non sapere starsene in pace, in una camera".

I dissidi dell'uomo (la sua grandezza e, allo stesso tempo, la sua miseria, i suoi limiti naturali, il dualismo  tra lo spirito di geometria e quello di finezza) non possono essere colmati dalla filosofia, tutt'al più può solo riconoscerli. Tocca, invece, alla fede religiosa giungere nell'ambito interiore del cuore che permette all'uomo la possibilità di conoscere Dio, la verità del cristianesimo, la risoluzione di ogni contraddizione. Ecco, in sintesi, la trama apologetica del pensiero pascaliano.
Nel difendere la sua religione, Pascal si dedica all'analisi dell'uomo e al suo stare nel mondo. È il Pascal più interessante, il più lontano, però, dalle dichiarazioni di onestà del ben più grande Montaigne (preso di mira più volte perché, in fondo, più che agli uomini, le riflessioni dell'autore scettico sono mirate verso se stesso in quanto singolo). E allora il filosofo di Port-Royal distingue l'uomo senza Dio, quello misero, triste, incompleto, e l'uomo con Dio, quello felice, ragionevole e dedito all'unico pensiero felice: il pensiero di Dio. La descrizione di una natura umana corrotta quanto inquieta e annoiata (mi sembra evidente che dietro il termine 'uomini'  si celi lo stesso Pascal) è affascinante. Ma quando si rivolge alla descrizione dell'uomo di fede, spesso, si respira una forte prepotenza, ma anche e soprattutto un che di stantio e di vecchio. Pascal, infatti, vomita odio verso chiunque non crede nell'unico vero Dio (quello cristiano) e insiste fortemente, noiosamente direi, su profezie, miracoli, scommesse, sensibilità; insomma su tutti gli strumenti paolini e agostiniani che affermano la superiorità della fede sulla ragione e la superiorità del credente sullo scettico. Quanta superbia senza avere nulla tra le mani.

Nell'analisi dell'uomo che oscilla tra la miseria e la continua vocazione alla grandezza sta tutto il genio di Pascal, ma il suo resta comunque un libro per rinfrescarsi la memoria sugli effimeri tentativi di rendere l'assurdo sensato e la menzogna verità.

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